MOBILITÀ GREEN? UN PERICOLO PER CHI LA PRATICA.

Continuiamo a contare incidenti e decessi di ciclisti dovuti a incidenti nel traffico. Quanto è vero? 

Me lo sono chiesto e, dal sito ISTAT, ho potuto verificare che i dati vengono raccolti sì in modo dettagliato ma vanno elaborati per poterli leggere in modo chiaro. Sono riuscito a provvedere alle elaborazioni necessarie per poterli leggere più chiaramente e ve li presento qui con alcune considerazioni.

I dati più recenti sono quelli del 2021. Arriveranno quelli per il 2022 e avremo modo di saperne di più ma, intanto, quelli recuperati dicono già che, nel 2021 appunto, a fronte di un totale di 151’875 incidenti denunciati le statistiche relative a quelli che hanno coinvolto biciclette sono i seguenti:

  • 214 incidenti mortali;
  • 188 ciclisti;
  • 26 cicliste;
  • 10…17 anni: 9;
  • 18…29 anni: 12;
  • 30…44 anni: 28;
  • 45…54 anni: 31;
  • 55…64 anni: 26;
  • oltre 65 anni: 108;
  • Milano: 10;
  • Treviso: 9;
  • Pavia: 8;
  • Padova: 8;
  • Modena: 7;
  • Ravenna: 7;
  • Forlì/Cesena: 7;

Se questi sembrano comunque numeri consistenti, quando andiamo a verificare i numeri degli incidenti in cui i ciclisti hanno subito ferite allora diventa il problema ci riporta valori che manifestano l’evidenza di un problema serio:

  • 15’523 incidenti con ferite;
  • 11’559 ciclisti;
  • 3’964 cicliste;
  • 10…17 anni: 1’350;
  • 18…29 anni: 2’692;
  • 30…44 anni: 3’286;
  • 45…54 anni: 2’622;
  • 55…64 anni: 2’489;
  • oltre 65 anni: 3’037;
  • Milano: 1’723;
  • Padova: 585;
  • Roma: 550;
  • Torino: 524;
  • Bologna: 494;
  • Modena: 445;
  • Venezia: 400;

Al di là dei numeri, la questione rimane grave per chi considera l’uso della bicicletta per la mobilità cittadina come una soluzione sia in termini “green” sia in termini economici sia per personali esigenze economiche o ginniche.

Le richieste delle associazioni di promozione della mobilità “dolce” in merito a soluzioni urbanistiche che migliorino l’accoglienza della mobilità cittadina nei confronti della “popolazione a pedali” è continua ma le soluzioni, nelle grandi metropoli italiane, a parte i casi delle cittadine a “ciclabilità consolidata”, tardano ad arrivare e, quando arrivano, raramente sono definitive ma spesso improvvisate e parziali.

Come AVEC siamo a favore di un approccio che, anche se non può essere immediatamente definitivo sia parte di un percorso più complessivo per una mobilità urbana che vada incontro al futuro con solida fiducia e concreto apprezzamento.