LA GUERRA QUANTO CONTRIBUISCE AL CAMBIAMENTO CLIMATICO?

La stima esatta delle emissioni “climalteranti” (gas serra, in particolare) che derivano dal settore bellico, sia in tempo di pace che di guerra, non ce l’abbiamo.

Le emissioni di gas serra dovute al settore militare, nel suo complesso, non sono considerate dai trattati sul clima, e, per questo, sono molto difficili da quantificare, ma si stima che costituiscano fra l’uno e il cinque per cento di quelle globali.

Se in passato la guerra veniva considerata unicamente come un fenomeno politico e militare, oggi si è finalmente presa consapevolezza circa gli effetti devastanti che la guerra ha sull’ambiente e sull’umanità.

Senza alcun dubbio, la guerra è, sotto innumerevoli punti di vista, l’attività artificiale più distruttiva che sia mai stata inventata e l’attuale guerra in Ucraina ce lo ricorda ogni giorno.

Così come i bombardamenti, la distruzione di case civili, l’uso di bombe al fosforo, nel recente conflitto Israele-Palestina, hanno un impatto fortissimo, diretto e indiretto, su tutto il Mediterraneo.

Il settore bellico contribuisce tra l’uno e il cinque per cento alle emissioni globali di gas serra, ma fin dal protocollo di Kyoto del 1997 scaturito dalla COP3, le emissioni militari sono sostanzialmente escluse dai vincoli di comunicazione e dai trattati sul clima.

Quanto inquina la guerra in Ucraina, ad esempio?

In termini economici, secondo il Ministro dell’Ambiente ucraino i danni ambientali ammontano a più di 36 miliardi di euro, per ora.

Due terzi dell’inquinamento riguarda danni atmosferici (le emissioni in atmosfera hanno superato i 64 milioni di tonnellate), mentre la percentuale restante è suddivisa in inquinamento idrico e del suolo.

Ben 225mila ordigni inesplosi sono stati recuperati dal genio militare ucraino; ciononostante si calcola che ci siano ancora 200mila chilometri quadrati di territorio da sminare.

Scavare trincee o tunnel (per non parlare poi dei bombardamenti) ha un fortissimo impatto sulla modificazione delle componenti costitutive del suolo, le cui capacità produttive diminuiscono gravemente.

Bombardamenti e incendi hanno dato inizio ad una deforestazione che mostrerà gravi conseguenze sull’equilibrio dell’ecosistema e sul riscaldamento globale.

La guerra ha quindi un possibile impatto sul clima non solo attraverso le sue emissioni dirette di gas serra che contribuiscono a riscaldare il pianeta, ma anche indirettamente, perché porta a un blocco nella governance ambientale e a una conseguente proliferazione delle pratiche inquinanti.

Se le emissioni militari in tempo di pace costituiscono una percentuale non trascurabile delle emissioni nazionali, in tempo di guerra, distribuiscono tonnellate di CO2.

Una parte delle emissioni di gas serra, in particolare di anidride carbonica, viene dal consumo di combustibili fossili (gli aerei caccia possono arrivare a consumare 16mila litri di carburante all’ora), di armi e di equipaggiamenti.

Significative sono le emissioni causate da esplosioni e armi incendiarie che portano, spesso, anche alla distruzione di infrastrutture, di aree industriali (con eventuale rilascio di sostanze inquinanti e nocive) o di enormi aree di vegetazione (con ulteriori emissioni dirette legate al rilascio del carbonio che la vegetazione aveva immagazzinato).

Moltissime emissioni legate al settore militare derivano dalla pratica del gas flaring, ovvero dall’incendio e dalla distruzione delle infrastrutture di produzione, stoccaggio o trasporto del petrolio. Azioni attraverso le quali gli eserciti si assicurano che le risorse siano inutilizzabili.

È stato stimato che gli incendi petroliferi della guerra del Golfo del 1991 abbiano contribuito al tre-quattro per cento delle emissioni globali di CO2 da combustibili fossili di quell’anno.

L’aria, in conseguenza alle azioni belliche, si riempie di polveri sottili e vi è un aumento considerevole della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera. 

Le macerie che ricoprono il suolo sono colme di sostanze tossiche che, con il tempo, si trasferiscono nell’acqua, inquinandola e rendendola non più potabile.

Per non parlare poi del tipo di inquinamento dovuto ai residui radioattivi o alle scorie originate dalla produzione di energia nucleare, che non solo danneggiano l’ambiente, ma causano importanti malattie e malformazioni negli esseri umani.

Inoltre, ad ogni bombardamento si forma il famoso pennacchio atmosferico costituito dagli stessi materiali tossici conseguenti la perdita di carburante dei jet ma in dimensioni molto più ampie, quelle di una nuvola che si propaga fino a 200km di distanza.

Come evitare tutto ciò: una sola parola “pace”!

Estratto da: Le Scienze, Limes.

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