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(1) PFAS – Cosa sono?
Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) costituiscono una grande famiglia di migliaia di sostanze chimiche sintetiche ampiamente utilizzate nell’intera società e rilevate in forma di particelle non percepibili ad occhio nudo nei vari ambienti di tutto il mondo.
Tutte contengono legami carbonio-fluoro, che sono tra i legami chimici più forti nella chimica organica.
Ciò significa che resistono alla degradazione non solo nel loro uso e nell’ambiente ma anche all’interno del corpo umano (ne sono state rilevate tracce anche nel sangue e nella placenta).
Le sostanze della famiglia PFAS si aggiungono a tabacco, amianto, oppioidi e diserbanti così da comporre la grande famiglia dei “forever chemicals”: sostanze che si riducono in forme non visibili ad occhio nudo ma integre nella loro composizione chimica.

(2) PFAS – Usi e conseguenze
Le sostanze della famiglia PFAS vengono usate
dagli anni Quaranta del secolo scorso per le loro proprietà di resistenza al calore nei campi della componentistica elettronica [*], della distribuzione (scatole per la pizza, cosmetici) fino a servizi essenziali quali la lotta agli incendi.
[*] Le sostanze PFAS sono usate durante la fase litografica in cui la base di silicio dei microprocessori non ricoperta di PFAS viene corrosa dagli agenti chimici. La copertura PFAS viene poi rimossa e conferita come scarto che dovrebbe essere ridotto a sostanze compatibili con l’ambiente ma questo non è un obbligo previsto da tutte le nazioni che producono microprocessori.
La maggior parte delle sostanze PFAS risulta facilmente trasportabile nell’ambiente e si rilevano a grandi distanze dalle fonti del rilascio.
Le sostanze PFAS sono state frequentemente osservate nella contaminazione di suolo, acque sotterranee e acque superficiali.
In una parte consistente di municipalità USA le sostanze PFAS sono state rilevate nelle acque, sia potabili sia non, e legate agli accertati effetti dannosi per la salute, come neoplasie e malformazioni prenatali, se dispersi nell’ambiente.

(3) PFAS – Class action
Le schiume anti-incendio fornite alle municipalità USA sono prodotte con le sostanze PFAS di grandi aziende come 3M, ma non solo. Queste sostanze, quando usate, penetrano nel sottosuolo, vengono assorbite dalle falde acquifere e contaminano l’acqua potabile.
A seguito della rilevazione di questa contaminazione 300 municipalità USA hanno concordato una “class action” nei confronti delle aziende produttrici delle sostanze PFAS che compongono le schiume antincendio, tra queste svetta 3M ma risultano coinvolte anche altre aziende che hanno produzioni minori, come DuPont.
Le aziende coinvolte hanno proposto un accordo.
Il tribunale incaricato, in South Carolina, dovrà approvare definitivamente questo accordo in cui già la sola 3M si è impegnata a versare tra i 10,5 e i 12,5 miliardi di dollari, in un decennio, da utilizzare per risanare le reti degli acquedotti delle municipalità che hanno avviato la “Class action”. Le altre aziende coinvolte con volumi inferiori hanno proposto cifre di minore entità, in proporzione.
Nonostante 3M abbia precisato che il patteggiamento non rappresenta un’ammissione di colpa così come abbia sostenuto davanti alla magistratura che le sostanze PFAS non sono pericolose nelle percentuali rilevate e che sono prodotte in maniera sicura per le applicazioni in cui vengono impiegate bisogna tenere sempre più conto del fatto che le autorità federali ambientali dell’Environmental Protection Agency oltre a misurare un’accresciuta e diffusa sensibilità ecologica ricevono sempre maggiori indicazioni degli effetti nocivi delle sostanze “forever chemicals” nell’acqua potabile per cui da marzo ha introdotto nuove regolamentazioni e limiti.

(4) PFAS – Risarcimenti
Questo accordo di risarcimento non estingue la lista dei grandi risarcimenti:
- la crociata contro il tabacco (206 miliardi);
- l’amianto (200 miliardi);
- gli oppioidi (oltre 50 miliardi);
- i disastri petroliferi di BP (20,8 miliardi);
- l’erbicida Roundup di Bayer (16 miliardi);
- le emissioni targate Volkswagen (14,7 miliardi).
L’elenco potrebbe allungarsi ancora con l’obiettivo dichiarato di chiamare a crescenti responsabilità la Corporate America.
Una ventina di città ha avviato schermaglie legali con i colossi petroliferi sul cambiamento climatico.
Gli USA si stanno muovendo, l’Europa da anni sta dettando delle regole più stringenti in merito ma l’Italia è in ritardo.
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