Lettera aperta di un cittadino bergamasco alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Partiamo da un dato di fatto, oggettivo ed accertato: sono passati ormai più di due anni, da quando la prima ondata di Covid-19 ha falcidiato il territorio della Val Seriana e della provincia di Bergamo, e la cittadinanza e l’opinione pubblica lombarda, e in particolare quella bergamasca, sono ancora in attesa dei risultati della chiusura delle indagini che chiariscano responsabilità, errori e negligenze che hanno generato la devastante “silenziosa” strage bergamasca, condotte dai magistrati della Procura di Bergamo guidati dal Pm Maria Cristina Rota.
Un’inchiesta, anche giornalistica, si è focalizzata su quanto avvenuto all’ospedale di Alzano Lombardo, a partire dal 23 febbraio, sulla mancata istituzione della “zona rossa” in Lombardia e sulla gestione dell’emergenza nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) lombarde.
Dei molti, troppi, dubbi rimasti sulla gestione della pandemia in Lombardia, sia durante il primo che, forse ancora peggio, nel secondo lockdown, una cosa finalmente è stata chiarita e non può più essere messa in alcun modo in discussione: il Viminale non assolse la Regione Lombardia dalle proprie responsabilità, affermando che il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana e, l’allora Assessore alla Sanità della Regione Lombardia stessa, Giulio Gallera potevano istituire una zona rossa ad Alzano e a Nembro.
Quando, in quei difficili e terribili giorni, la ministra Luciana Lamorgese scriveva che, “alcuni interventi rimangono di esclusiva competenza statale, come ad esempio ordine e sicurezza pubblica, senza sovrapposizioni tra Regioni e Governo centrale, le Regioni non sono mai state esautorate del potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti. Al pari di quanto hanno fatto altre Regioni – scriveva Conte due mesi fa a TPI – come il Lazio, la Basilicata e la Calabria, nei cui territori, con ordinanza, sono state create zone rosse limitatamente al territorio di specifici comuni”.
Parere, poi confermato anche dall’allora Presidente del Consiglio, Conte, per il quale non esistevano dubbi in merito: “Non vi è argomento da parte della Regione Lombardia per muovere contestazioni al Governo nazionale o ad altre Autorità locali. Se la Regione Lombardia ritiene che la creazione di nuove zone rosse andava disposta prima, con riguardo all’intero territorio regionale o a singoli comuni, avrebbe potuto tranquillamente creare zone rosse, in piena autonomia”.
Fino a qui, la cronaca “spicciola” di quei drammatici ed assurdi giorni e settimane.
Di seguito, si riporta la trascrizione completa del contenuto della lettera aperta che il Sig. Massimo Cortesi, ha inviato, il giorno 2 novembre di quest’anno alla di Redazione della testata online “Bergamonews”, al fine di chiedere alla neo Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, una maggior attenzione e sensibilità, in virtù dell’approccio preso dal suo Governo in merito alla gestione della pandemia da COVID-19 illustrata dal nuovo Governo.
E che vale, probabilmente, più e meglio di qualsiasi altra considerazione.
Signora presidente del Consiglio Giorgia Meloni,
Le scrivo questa presente per dirle quanto sia rimasto sorpreso e amareggiato rispetto alle sue parole sul Covid: “approccio ideologico”.
Ho perso mia madre, uno zio, mio suocero se l’è cavata sul filo di lana. Ho perso amici e conoscenti, altri sono ancora alle prese con i difficili postumi da long-Covid.
Nei giorni precedenti il focolaio io e mia moglie siano stati più volte nell’ospedale di Alzano Lombardo e abbiamo vissuto con tanti gli accadimenti che ci hanno travolto.
Prima del ricovero (aspettando ore e ore l’ambulanza) per fame di ossigeno ho curato io mio suocero per diversi giorni facendo iniezioni a mani nude e senza mascherine perchè non c’erano (a parte una inutile e strausata ffp2 con filtro) né medici, né infermieri sia per la demolizione della medicina del territorio fatta dalla Regione Lombardia, sia perchè anch’essi (il personale sanitario) colpiti da Covid.
Ho visto migliaia di persone darsi da fare per aiutare chi non poteva fare la spesa o avere farmaci.
Ho conosciuto famiglie che curavano in casa il proprio parente e appena questi li abbandonava donare quanto restava della bombola d’ossigeno ad altra persona che ne avevano estremo bisogno.
Non ho avuto difficoltà nello scegliere la bara di mia madre perché non ne erano restate molte vista la tragedia devastante che ci ha colpito.
Approccio ideologico? Forse dovrei lamentarmi perché l’approccio non è stato molto ideologico sia per naturale ignoranza rispetto al potere nefasto del virus (da Salvini a Gori a Gallera a Fontana che invitavano a vivere e minimizzavano) sia perché forse si è deciso di far prevalere l’ideologia del mercato rispetto a quella della salute del cittadino.
Non si sono chiuse le aziende, anche se come igienizzante veniva dato il vetril, e così abbiamo continuato a fare gli untori.
Certo che il lockdown è una sofferenza ma non il portare una mascherina o dover mostrare un greenpass perchè il pensiero era ai fragili ma egoisticamente anche a noi caro Presidente.
Avevo il timore di infettare mio padre o i miei suoceri o mia moglie e ho visto cosa è successo nelle RSA del mio territorio (parlando di fragili).
Avevo il timore di essere colpito dal virus e di dover lasciare in difficoltà la mia famiglia, non garantire alle figlie la possibilità di frequentare l’università o accudire mia moglie.
Non solo per il timore della morte ma anche per la perdita possibile del lavoro e della conseguente tragedia sociale.
Fortunatamente abbiamo avuto un Governo che ha provato a limitare il contagio e le morti, oltre che il disastro economico, e ci è riuscito in buona parte.
Poteva far meglio? Certamente!
In particolare se la politica e alcuni governi regionali si fossero mossi diversamente nel prestare attenzione non tanto alle parole di un ministro ma a quelle degli esperti.
Non mi perdo nel dirle, come accade spesso in Italia, che mi sento preso in giro dal fatto che chi ha rispettato la legge con sacrifici si veda di nuovo superare nell’attenzione da chi non ha rispettato la legge venendo condonato.
Le suggerisco solo di avere, se non un approccio ideologico, almeno uno ideale: la salute dei cittadini in un sistema sanitario in continuo degrado.
Le auguro buon lavoro
Massimo Cortesi, cittadino
Versione completamente ritrascritta su supporto elettronico da parte dall’autore (stante, inoltre, la presenza di filtro automatico del copia/incolla nel sito di Bergamo News su cui è stata pubblicata la lettera).