GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO [2022]

La Giornata Mondiale del Suolo (World Soil Day-WSD) si tiene il 5 dicembre, perché questa data coincide con il compleanno ufficiale di S.M. Re Bhumibol Adulyadej, il Re della Thailandia, che ha ufficialmente sancito l’evento, poi formalmente istituito dalla FAO, come strumento per focalizzare l’attenzione sull’importanza di un suolo sano e per promuovere una gestione sostenibile delle risorse del suolo, su raccomandazione dell’Unione Internazionale delle Scienze del Suolo (IUSS) nel 2002.

Secondo quanto emerge dal “Rapporto di Sistema su consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici 2022” di ISPRA, se il consumo di suolo aveva già mostrato di non conoscere sosta, neppure nel periodo del primo duro lockdown pandemico, il 2021 ha visto una drammatica perdita di suolo, con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni e una velocità che supera i 2 m2 al secondo, per quasi 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno.

La tendenza al consumo di suolo netto – invece di ridursi, così come richiesto dall’Unione Europea e dalla FAO, per poter arrivare ad azzerarlo entro il 2050, allinearlo alla crescita demografica e non aumentare il degrado del territorio entro il 2030.

Nel complesso, la copertura artificiale del suolo in Italia è giunta così al 7,13% – contro la media dell’Unione Europea che è del 4,2% – oltrepassando il 10% nel caso del “suolo utile”, ovvero quella parte di territorio “teoricamente disponibile e idonea” a usi diversi.

I valori più elevati di suolo consumato sono in Lombardia (12,12%), Veneto (11,90%) e Campania (10,49%). Nel 2021 gli incrementi maggiori sono avvenuti in Lombardia (più 883 ettari rispetto al 2020), Veneto (684), Emilia-Romagna (658), Piemonte (630) e Puglia (499).

Monza e Brianza, con il 41% di suolo consumato in rapporto alla superficie provinciale, si conferma la provincia con la percentuale di suolo artificiale più alta d’Italia, mentre le province dove il consumo di suolo netto è cresciuto di più nel 2021 rispetto al 2020 sono Brescia (più 307 ettari), Roma (216) e Napoli (204).

La città metropolitana di Roma è quella con la maggiore superficie consumata al 2021, con oltre 70’100 ettari. Seguono su scala provinciale Torino (58’075 ettari consumati), Brescia (50’022) e Milano (alla soglia dei 50mila ettari al 2021).


GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO 2
GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO 2

LE CAUSE PRINCIPALI DEL CONSUMO DI SUOLO

  • La cementificazione è una delle principali cause della perdita di habitat per sottrazione di suolo (spesso effettuata abusivamente) e, in Italia, avanza senza sosta, al ritmo di due metri quadrati al secondo, 14 ettari al giorno nel 2018, soprattutto nelle aree già molto compromesse, come le grandi città, Roma e Milano in primis. Unica grande città, in controtendenza, Torino.

    Il cemento, ormai, ricopre 21’500 km2 di suolo nazionale, dei quali 5’400 (un territorio grande quanto la Liguria), riguardano i soli edifici, che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato.

    Eppure, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non vi è una ragione demografica dietro a questi processi di urbanizzazione: la popolazione residente è calata ma non il consumo di suolo, arrivato alla quota pro-capite (impressionante) di 363 metri quadrati per abitante, nel 2021 (erano 349 nel 2012).

    I dati, pertanto, confermano l’avanzare di fenomeni quali la diffusione, la dispersione, la decentralizzazione urbana da un lato e, dall’altro, la densificazione di aree urbane, che causa la perdita di superfici naturali all’interno delle nostre città, superfici preziose per assicurare l’adattamento ai cambiamenti climatici in atto.
  • Un’altra delle “principali cause di incremento della superficie nazionale consumata”: i poli logistici (snodi industriali e e-commerce) e la grande distribuzione organizzata (GDO), concentrata – soprattutto nel 2021 – nelle seguenti 4 Regioni: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio.
    La Lombardia è la regione con il picco di consumo più alto (93 ettari tra 2019 e 2020), mentre l’Emilia-Romagna è quella con la quota più alta di consumo di suolo dovuto ad attività di logistica.
  • Tra le “forme di consumo” indagate dal Rapporto di ISPRA, vi è anche quella legata agli IMPIANTI FOTOVOLTAICI A TERRA che, a livello nazionale, occupano risultano circa 17’560 ettari (per quasi 9’000 MW di potenza), il 35% dei quali è in Puglia (6’123 ettari consumati); seguono Emilia-Romagna (1’872 ettari) e Lazio (1’483). In basa a quanto indicato nel Piano per la Transizione Ecologica (PTE), : per arrivare nel 2030 al 72% di generazione di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, occorre installare nuova capacità rinnovabile per 70-75 GW entro i prossimi otto anni, tramite la tecnologia del solare fotovoltaico.

Ma come si concilia la protezione del suolo con gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dal PTE stesso?

ISPRA ha stimato che la superficie potenzialmente disponibile per l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici e dei fabbricati di tetti netta disponibile, ammonta tra i 755 e i 986 Km2. Eppure, tanto il Rapporto ISPRA che il prof. Paolo Pileri del Politecnico di Milano, evidenziano il serio problema legato alla semplificazione dei procedimenti di autorizzazione del fotovoltaico a terra, aumentando così il rischio di perdita di suolo agricolo, pari ad un valore di superficie stimato di circa 513 km2 di nuovo suolo consumato.

La perdita economica dei servizi eco-sistemici del suolo ed i “costi nascosti”, dovuti alla crescente impermeabilizzazione e artificializzazione del suolo degli ultimi 15 anni (2006-2021), sono stati stimati in almeno 8 miliardi di € l’anno. Perdite “che potrebbero incidere in maniera significativa sulle possibilità di ripresa del nostro Paese”, afferma il Rapporto ISPRA.

È un costo complessivo compreso tra gli 81 e i 99 miliardi di € – in pratica la metà del PNRR– quello che secondo l’ISPRA l’Italia potrebbe essere costretta a sostenere a causa della perdita dei servizi ecosistemici dovuta al consumo di suolo tra il 2012 e il 2030.

Se la velocità di copertura artificiale rimanesse quella di 2 mq al secondo registrata nel 2020 i danni costerebbero cari e non solo in termini economici.

Quanto costa rinunciare a un ettaro o a un metro quadrato di suolo libero, impermeabilizzandolo?

ISPRA stima un costo annuale medio per la perdita dei servizi eco-sistemici compreso tra: 66’000 e 81’000 € a ettaro, per il flusso di servizio che il suolo non sarà più in grado di assicurare; tra 23’000 e 28’000 € a ettaro, per lo stock di risorsa perduta.

Complessivamente, quindi, tra 89’000 e 109’000 € l’anno per ciascun ettaro di terreno libero che viene impermeabilizzato.


GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO 3
GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO 3

GLI SCENARI FUTURI PREOCCUPANO

Se la velocità di trasformazione dei suoli fosse come quella attuale, nel Rapporto si stima “nuovo consumo di suolo in 1’836 chilometri quadrati tra il 2021 e il 2050”.

“Se invece si dovesse tornare alla velocità media registrata nel periodo 2006-2012, si supererebbero i 3’000 chilometri quadrati”.

Nel caso in cui si attuasse una “progressiva riduzione della velocità di trasformazione, ipotizzata nel 15% ogni triennio”, l’incremento delle aree artificiali sarebbe comunque superiore a 800 chilometri quadrati, “prima dell’azzeramento al 2050”.

“Sono tutti valori molto lontani dagli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 che sulla base delle attuali previsioni demografiche, imporrebbero un saldo negativo del consumo di suolo”, ricordano i curatori del Rapporto.

Andare avanti così è una follia anche economica.

“Considerando i costi annuali medi dovuti alla perdita di servizi eco-sistemici, sia per la componente legata ai flussi sia per la componente legata allo stock, si può stimare, se fosse confermata la velocità media 2012-2021 anche nei prossimi nove anni e quindi la crescita dei valori economici dei servizi eco-sistemici persi, un costo cumulato complessivo, tra il 2012 e il 2030, compreso tra 78,4 e 96,5 miliardi di €”.

Questo incontrastato processo di degrado del territorio non piove dal cielo ma è reso possibile, come ricordano i curatori del SNPA, dalla “assenza di interventi normativi efficaci” e dalla mancanza di un “quadro di indirizzo omogeneo a livello nazionale”.

Le conseguenze ambientali sono note: armi spuntate contro desertificazione, siccità e dissesto idrogeologico, città meno sicure e meno resilienti, perdita di produttività agricola e di carbonio organico nello strato superficiale del suolo, cancellazione di habitat naturali, mancata ricarica delle falde acquifere, erosione e frammentazione del territorio.


GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO 4
GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO 4

… E A MILANO E NELLA CITTÀ METROPOLITANA?

Nel periodo 2020-2021, a seguito di una accelerazione incredibile se paragonato ai 2,32 ettari del 2019-2020, la città di Milano ha cementificato 18,68 ettari di territorio entro il proprio perimetro amministrativo, innalzando il consumo annuo di suolo di ben otto volte, per un valore pari al 25% di quello di tutta la Provincia, superando anche la soglia del 58% di territorio comunale asfaltato, una percentuale ampiamente anti-ecologica.

Le cose non vanno molto meglio nella Città metropolitana, dove il suolo cementificato sfiora il 32% ed è aumentato di 75 ettari nell’ultimo anno (ISPRA, 2022).

Sebbene a Milano, negli ultimi anni, si è spesso e molto parlato di depavimentazioni e di “cospicue” rimozioni di suoli urbanizzabili, insieme ad una massiccia ed estesa attività di forestazione urbana, lo slancio green si sgretola facilmente di fronte ad un consumo di suolo di questa portata ed all’estendersi instancabile della cementificazione.

Ultimissima considerazione va al fatto che nessun “medico urbanista” prescrive obbligatoriamente di trasformare aree dismesse o abbandonate, e nel frattempo spontaneamente naturalizzate o riforestate, in aree urbanizzate.

Milano non è una capitale europea che può vantare una percentuale di aree verdi di cui potersi vantare in ambito europeo o mondiale.

Lasciare del tutto, o per la maggior parte, a verde queste aree (es. gli scali ferroviari o nel quartiere Bovisa dichiarate, invece, già urbanizzate, quando invece non lo sono) vorrebbe dire far respirare una città che rimane una tra le più inquinate d’Europa.


GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO 5
GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO 5

PERCHÉ IL SUOLO È COSÌ IMPORTANTE

Il suolo fornisce una vasta serie di servizi eco-sistemici, quali: stoccaggio e sequestro di carbonio, qualità degli habitat, produzione agricola, produzione di legname, impollinazione, regolazione del microclima, rimozione di particolato e ozono, protezione dall’erosione, regolazione del regime idrologico, disponibilità di acqua, purificazione dell’acqua, cibo, materie prime piante medicinali, e permette la circolazione delle sostanze che generano la vita sulla terra e negli oceani.

La buona salute del suolo permette che le foreste possano proteggere gli ecosistemi e far scorrere i fiumi.

Ma il suolo si degrada se lo usiamo male. Diventa una sostanza inerte, perde la sua capacità di fornire beni e servizi all’uomo. Un suolo degradato perde, per esempio, la capacità di sostenere la produzione agricola. È l’attività dell’uomo che sta minando la qualità dei suoli e la crisi climatica rafforza gli effetti negativi”.

Il Forum Nazionale “Salviamo il paesaggio”, inoltre, individua tre validi motivi, scientificamente fondati, per giustificare un’attenzione così rigorosa e severa nella salvaguardia del suolo, ovvero uno dei principali fornitori di servizi eco-sistemici sul quale possiamo contare, per di più a costo zero!”:

  1. Il suolo è un elemento importante (e spesso trascurato) del sistema climatico, essendo il secondo serbatoio o “sink” di carbonio dopo gli oceani.

    Nello specifico, ogni ettaro di terreno fertile assorbe circa 90 tonnellate di carbonio: se cementificassimo quel terreno, la CO2 si libererebbe nell’atmosfera e non tornerebbe più sottoterra, accelerando ulteriormente l’inquinamento delle nostre città!

    Ripristinare i principali ecosistemi terrestri e tornare a un uso sostenibile del suolo nelle aree urbane e rurali, può contribuire a mitigare il cambiamento climatico e a favorire l’adattamento ad esso.
  1. Ogni ettaro di terreno fertile è in grado di drenare 3’750’000 litri d’acqua: il suolo, oltre a drenare l’acqua piovana (contribuendo a contenere gli effetti di possibili inondazioni e alluvioni), ne conserva quanto basta per alimentare ciò che in esso vive e si sviluppa.
  2. Ogni ettaro di terreno fertile, coltivato, può sfamare 6 persone per un anno: stiamo parlando, in piccolo, di ”sovranità alimentare” (quella seria, però…), cioè della possibilità di provvedere autonomamente all’alimentazione della propria famiglia, limitando quindi la nostra dipendenza dal sistema e, inoltre, controllando direttamente in buona misura la salubrità del cibo che assumiamo.

GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO 6
GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO 6

PROTEGGERE LE CITTÀ CON IL SUOLO

La regolazione e la prevenzione delle alluvioni sono soltanto alcuni dei “servizi” essenziali forniti da un suolo in buona salute.

Potremmo divenire sempre più dipendenti da questi servizi via via che gli eventi meteorologici estremi, come le alluvioni, si faranno più frequenti e gravi.

La qualità del suolo è fondamentale per molti altri effetti della lotta al cambiamento climatico: ad esempio, i terreni permeabili ci proteggono dalle ondate di calore, immagazzinando ingenti quantità di acqua e mantenendo basse le temperature.

Quest’ultimo punto è particolarmente importante nelle città, in cui le superfici impermeabili (che “sigillano” il suolo) possono creare l’effetto delle “isole di calore”.

Se correttamente gestito, il suolo può aiutare a ridurre i gas serra e favorire l’adattamento alle conseguenze peggiori del cambiamento climatico; al contrario, se non salvaguardiamo il suolo, i problemi correlati al cambiamento climatico potrebbero rapidamente degenerare.