GIORNATA INTERNAZIONALE – ZERO SPRECO ALIMENTARE

[ez-toc]

LO SPRECO ALIMENTARE

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, congiuntamente all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e al Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), ha designato il 29 settembre come Giornata internazionale di sensibilizzazione sulle perdite e gli sprechi alimentari (IDAFLW – International Day of Awareness of Food Loss and Waste).

L’obiettivo è di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del problema e sulle possibili soluzioni a tutti i livelli, nonché di promuovere gli sforzi globali e l’azione collettiva per raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 12.3 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che mira a dimezzare lo spreco alimentare globale pro capite, a livello di vendita al dettaglio e di consumo, entro il 2030 e a ridurre le perdite di cibo lungo la catena di produzione e di approvvigionamento alimentare.

La Commissione Europea accoglie con favore questa iniziativa e si unisce alla FAO, all’UNEP e ad altre organizzazioni competenti nell’appello globale all’azione contro le perdite e gli sprechi alimentari.

La riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari, infine, è parte integrante della Strategia “Farm to Fork” dell’UE per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente, che propone di fissare obiettivi giuridicamente vincolanti per ridurre gli sprechi alimentari in tutta l’UE entro il 2023 e di rivedere le norme dell’UE sulla marcatura delle date (date di scadenza e data di scadenza) al fine di evitare inutili scarti di alimenti legati a un’errata comprensione del significato di tali date.


I NUMERI DEL “PROBLEMA”

La FAO stima che circa 3,1 miliardi di persone nel mondo non abbiano accesso a una dieta sana e che circa 828 milioni di persone soffrano la fame.

Eppure le perdite e gli sprechi alimentari non accennano a diminuire: circa un terzo di tutti gli alimenti prodotti nel mondo va perso o sprecato nel passaggio fra il produttore e il consumatore.

Solamente nell’Unione europea, ogni anno vanno persi o sprecati circa 87,6 milioni di tonnellate di cibo.

Secondo la definizione della FAO, le perdite alimentari si verificano nel tragitto tra il campo e la vendita al dettaglio (esclusa), mentre gli sprechi alimentari si osservano a livello di vendita al dettaglio e di consumo (includendo i servizi di ristorazione e i nuclei familiari).

Entrando più nello specifico, risulta che:

  • il 44% delle calorie derivanti dalla produzione agricola industriale, è destinato agli allevamenti;
  • il 9% viene destinato alla produzione degli agro-combustibili o bio-fuels;
  • il 15% si perde nel trasporto e nello stoccaggio;
  • l’8% viene scartato nelle case;
  • il 24%, infine, viene effettivamente consumato dalle famiglie.

A livello globale, il 14% del cibo mondiale va perso dopo il raccolto, fino alla fase di vendita al dettaglio della catena di approvvigionamento, cui si aggiunge un ulteriore 17% di cibo sprecato nella vendita al dettaglio e a livello di consumo, così ripartito:

  • 11% nelle famiglie;
  • 5% nei servizi di ristorazione;
  • 2% nella vendita al dettaglio.

Il cibo perso e sprecato rappresenta il 38% del consumo energetico totale del sistema alimentare globale.

La perdita e lo spreco di cibo rappresentano l’8%…10% del totale dei gas serra globali, contribuendo all’instabilità del clima e a eventi meteorologici estremi come siccità e inondazioni.

Questi cambiamenti hanno un impatto negativo sui raccolti, riducono la qualità nutrizionale delle colture, causano interruzioni della catena di approvvigionamento e minacciano la sicurezza alimentare e la nutrizione.

Tra le cause principali della perdita e dello spreco alimentare, si evidenziano, in particolare:

  • l’errata manipolazione dei prodotti alimentari;
  • l’inadeguatezza delle modalità di trasporto o immagazzinamento;
  • l’assenza di capacità gestionali lungo la catena del freddo;
  • le condizioni atmosferiche estreme;
  • l’esistenza di rigide norme di qualità sull’aspetto esteriore (dimensioni, presenza di difetti, forma, ecc.);
  • l’assenza di capacità di pianificazione e competenze culinarie tra i consumatori.

Questo quadro, certamente non esaustivo, ma piuttosto drammatico, rende assai urgente accelerare l’azione per ridurre le perdite e gli sprechi alimentari, anche perché quest’azione non ha solamente un’incidenza positiva sulla sicurezza alimentare e sulla malnutrizione, ma contribuisce anche alla lotta contro i cambiamenti climatici migliorando, al contempo, la sostenibilità complessiva dei nostri sistemi alimentari – una trasformazione necessaria per garantire risultati migliori a livello planetario e nutrizionale per le generazioni attuali e future.

Per questi motivi, sia a livello internazionale sia a livello europeo, ci sono degli impegni volti a diminuire gli sprechi alimentari pro capite.

La Commissione Europea ha istituito un gruppo di lavoro con i rappresentati degli Stati Membri (EU Platform on Food Losses and Food Waste) al fine di instaurare un confronto costruttivo con le rappresentanze nazionali che trattano la questione dedicata alla gestione degli sprechi alimentari.


QUANTO SI SPRECA E QUANTO SI CONSUMA IN ITALIA?

Lo spreco del cibo, solamente nelle nostre case, infatti, vale qualcosa come 6,48 miliardi di Euro!

È quanto è emerso dalla nuova indagine “Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability, “Il Caso Italia” 2023”, elaborata dall’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Campagna Spreco Zero, relativamente anche ai consumi degli italiani.

Dopo due anni di pandemia e nel bel mezzo di una crisi inflattiva senza precedenti, la ricerca evidenzia come l’86% degli italiani si impegna a consumare tutto quello che cucina e a mangiare anche gli avanzi.

Questo nuovo rapporto è stato presentato in occasione della recente X Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare (svoltasi lo scorso 5 febbraio), i cui principali risultati vengono riportati, sinteticamente, di seguito: in Italia vengono gettati via, in media, 524,1 grammi di cibo pro capite a settimana, ovvero circa 75 grammi di cibo al giorno e 27,253 kg annui.

Circa il 12% in meno rispetto alla medesima indagine del 2022 dalla quale risultava uno spreco di cibo di 595,3 grammi settimanali.

Tale spreco, si accentua nelle regioni del Sud (+ 8% di spreco rispetto alla media nazionale) e nelle famiglie senza figli (+ 38% rispetto alla media italiana).

Nella hit degli alimenti più spesso sprecati svetta la frutta fresca (24 grammi settimanali). Quotidianamente quindi gettiamo circa 3,4 grammi di frutta al giorno e 2,3 di pane. In un anno poco più e poco meno di 1 kg pro capite. Rientrano nella hit anche alimenti come insalata, verdure, aglio e cipolle.

Uno spreco di cibo che secondo l’agro-economista Andrea Segrè, fondatore di Spreco Zero, vale complessivamente 6,48 miliardi di Euro solo nelle nostre case.

Nel 2022 sono andate sprecate invece nella filiera italiana oltre 4 milioni di tonnellate di cibo (precisamente 4’240’340 tonnellate), per un valore complessivo, nella filiera italiana dello spreco, di 9’301’215’981 Euro.

Uno spreco del cibo di filiera che pesa al 26% in agricoltura, al 28% nell’industria e all’8% nella distribuzione.

Il 44% delle calorie derivanti dalla produzione agricola industriale, è destinato agli allevamenti, il 9% viene destinato alla produzione degli agro-combustibili o bio-fuels, il 15% si perde nel trasporto e nello stoccaggio, l’8% viene scartato nelle case e solo il 24% viene effettivamente consumato dalle famiglie.

Per un italiana/o su tre (33%) diminuiscono drasticamente colazioni e pranzi e per 4 italiani su 10 anche l’abitudine della cena al ristorante (42%).

Un italiano/a su tre presta attenzione alla riduzione del consumo di carne (26%). Crollano le grandi marche, in calo del 10% nell’interesse dei consumatori, mentre salgono i brand delle catene di vendita.

Il 35% del panel ha aumentato invece il consumo di legumi e derivati vegetali a scapito della carne e delle proteine animali, mentre il 29% ha aumentato l’acquisto di prodotti a km0.

Nonostante l’aumento dei prezzi al consumo, la spesa alimentare è, però, quella che diminuisce meno (18%), dietro solo alle spese mediche (11%) e di cura alla persona (17%).

Stabile la soglia di acquisto online, piccolo aumento per il biologico (+ 14%), così come per gli acquisti nei negozi rionali (+14%).

Ma, allora, su quali settori della vita vengono effettuati i risparmi in Italia?

Il 47% (un italiano/una italiana su 2) ha ridotto le spese per lo svago, e cerca di tagliare sui costi della bolletta di energia elettrica (46%) e gas (39%), ma anche sull’abbigliamento (42%).

Il 18% dichiara di tagliare sulla spesa, l’extrema ratio riguarda i tagli alle cure personali (17%) e alla salute (11%). Ma 9 italiani su 10 mettono al top della loro attenzione, nell’acquisto del cibo, il fattore salute (89%) l’aspetto legato a una produzione km0 (85%) e all’impatto ambientale della produzione (78%).


LA LEGGE ANTI-SPRECO IN ITALIA

A seguito dell’invito da parte del Consiglio Europeo, con la EU Platform on Food Losses and Food Waste, proprio nel 2016 l’Italia ha emanato la Legge 19 agosto 2016, n. 166 o legge “anti-spreco”, nota anche come Legge Gadda (dal nome proponente, on.le Maria Chiara Gadda). 

Lo scopo della legge 166/2016 è ridurre gli sprechi lungo tutta la filiera agro-alimentare, favorendo il recupero e la donazione dei prodotti in eccedenza. 

Oltre ad alimenti e farmaci, è possibile anche donare prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa, integratori alimentari, biocidi, presidi medico chirurgici, prodotti di cartoleria e cancelleria. 

Tale legge, si basa su una ratio avente l’obiettivo di incoraggiare e promuovere comportamenti virtuosi (anche attraverso una serie specifica di incentivi) e non di sanzionare e punire.

I punti qualificanti della Legge Gadda, sono i seguenti:               

  • definizione chiara di tutti i termini che si utilizzano quando si parla di “spreco alimentare”: spreco, eccedenza, operatore del settore alimentare, soggetto cedente, donazione, distinzione tra termine minimo di conservazione e data di scadenza; 
  • promozione di comportamenti virtuosi e modelli positivi in materia di sprechi alimentari al fine di sensibilizzare opinione pubblica, imprese, ristoranti e scuole in merito all’adozione di pratiche anti-spreco per tutelare persone, cibo e ambiente;
  • semplificazione delle procedure per il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari, ma anche prodotti farmaceutici, indumenti e accessori; 
  • diffusione delle doggy-bag nei ristoranti, con relativi incentivi per i ristoranti che ne fanno uso; 
  • riduzione della tassa sui rifiuti (sgravi fiscali) per chi dona cibo; 
  • introduzione nelle scuole di un insegnamento sull’educazione alimentare e sulla lotta agli sprechi; 
  • campagne di comunicazione sui temi dell’educazione alimentare e della riduzione degli sprechi per incentivare le donazioni delle eccedenze da parte delle aziende e sensibilizzare i consumatori;
  • finanziamenti per chi sviluppa progetti di ricerca nel settore; 
  • impiego di alimenti recuperati per nutrire gli animali nel caso in cui questi non possano più essere utilizzati direttamente dall’uomo; 
  • sostegno e finanziamento di progetti innovativi relativi allo sviluppo e all’implementazione di nuove modalità anti-spreco con finalità sociali. 

Prima di concludere questo rapido “excursus” su un tema così drammatico e centrale a livello globale, come lo spreco agricolo e alimentare, si ritiene utile segnalare l’esistenza di un interessante e pro-attivo strumento quotidiano per un vivere maggiormente sostenibile chiamato “SPRECOMETRO”. 

Si tratta di un’app istituzionale sviluppata dall‘Osservatorio Waste Watcher International su cibo e sostenibilità, liberamente e gratuitamente utilizzabile che, grazie al cosiddetto diario dello spreco permette agli utenti di valutare i progressi avvenuti nel corso del tempo fissando degli obiettivi di riduzione in linea con l’Agenda ONU per lo sviluppo sostenibile, in particolare il 12.3: “dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030”. 

Consente anche di attivare dei gruppi di riferimento: amici, famiglia, classe scolastica/universitaria, dipendenti aziendali, pubblica amministrazione e così via, permettendo di calcolare i dati aggregati di impatto economico e ambientale per valutare i progressi dei singoli, dei gruppi di amici e del totale degli utenti, cercando di “vincere la sfida tutti e tutte insieme. 

Infine, lo SPRECOMETRO, permette di stimare l’impatto economico (in Euro) e ambientale (in CO2 e H2O) dello spreco del cibo nelle case, nelle comunità aziendali e scolastiche.


LA STRATEGIA “FARM TO FORK”

La strategia “farm to fork” (“dalla fattoria alla tavola”) è il piano decennale messo a punto dalla Commissione Europea, per guidare la transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente. 

Anche se non è vincolante di per sé, i Paesi membri, nel momento in cui implementeranno norme e leggi o quando dovranno allinearsi a politiche comunitarie già esistenti (come la Politica Agricola Comune), saranno vincolati a rispettare gli obiettivi stabiliti dalla Commissione. 

È la prima volta che l’UE cerca di progettare una politica alimentare che proponga misure e obiettivi che coinvolgono l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo, passando naturalmente per la distribuzione.

Si cerca di salvaguardare un modello agricolo europeo che tenga unite tutte le realtà, a partire da quelle più fragili che svolgono un importante ruolo come presidio del territorio e dell’ambiente, insieme agli obiettivi di tutela della salute e dell’ambiente. Non solo come strategia di sostegno ma anche come rilancio per questo settore cruciale a livello economico, sociale e ambientale.

Gli obiettivi principali sono:

  • avere un impatto ambientale neutro o positivo;
  • contrastare il cambiamento climatico;
  • invertire la perdita di biodiversità;
  • garantire la sicurezza alimentare, la nutrizione e la salute pubblica;
  • generare rendimenti economici più equi, favorendo la competitività delle filiere produttive alimentare dell’EU.

CONCLUSIONE

La perdita e lo spreco di cibo, oltre che avere un impatto negativo sulla sicurezza e sulla disponibilità di cibo a livello globale (generando ingiustizie alimentari e, dunque, sociali) e contribuire all’aumento del costo degli alimenti, minano alla base la sostenibilità dei nostri sistemi alimentari. 

Quando il cibo viene perso o sprecato, tutte le risorse utilizzate per produrlo – tra cui acqua, terra, energia, lavoro e capitale – vanno sprecate e il loro smaltimento nelle discariche genera, come già evidenziato, emissioni di gas serra, contribuendo al cambiamento climatico. 

Gli attuali sistemi alimentari (o almeno la netta maggioranza di essi) non possono essere resilienti se non sono sostenibili: ne deriva, quindi, la necessità di concentrarsi sull’adozione di approcci integrati volti a ridurre la perdita e lo spreco di cibo e azioni a livello globale e locale per massimizzare e ottimizzare l’utilizzo razionale e sostenibile del cibo che produciamo.

È fondamentale, pertanto, l’introduzione di tecnologie, soluzioni innovative (tra cui piattaforme di e-commerce per la commercializzazione, sistemi mobili di lavorazione degli alimenti a scomparsa), nuovi modi di lavorare e buone pratiche per gestire la qualità degli alimenti e ridurre le perdite e gli sprechi alimentari sono fondamentali per attuare questo cambiamento trasformativo.

Non c’è dubbio alcuno sul fatto che sprechiamo ancora troppo cibo nelle case, soprattutto a causa del fatto che, spesso, molte persone sono abituate a riempire il carrello della spesa spinte da una pubblicità sempre più invadente e insistente, dal packaging accattivante (soprattutto per i bambini), da offerte “imperdibili” che comportano sempre l’acquisto di una maggiore quantità di prodotti (le famose offerte prendi di più e paghi meno). 

Intanto il carrello del supermercato continua ad ingigantirsi per accogliere sempre maggiori quantità di prodotti, alcuni dei quali finiranno inesorabilmente nei rifiuti. 

La Giornata internazionale di sensibilizzazione sulla perdita e lo spreco di cibo è, certamente, un’occasione per chiamare all’azione tanto il settore pubblico (autorità nazionali o locali), quanto quello privato (imprese e singoli individui), per dare priorità alle azioni e procedere con l’innovazione per ridurre la perdita e lo spreco di cibo, al fine di ripristinare e costruire nuovamente sistemi alimentari migliori e pronti alla resilienza.

Per concludere questa riflessione su un tema così centrale come quello della sicurezza alimentare e dello speco di cibo, si desidera condividere una ricetta molto semplice per ridurre lo spreco alimentare, elaborata dal movimento Slow Food di Carlo Petrini, con la campagna “Spreco Zero”: “preferire i prodotti dell’agricoltura contadina e familiare a quelli dell’agricoltura industriale” (Cit.). 

Lo spreco quantificato dai numeri illustrati in modo sintetico precedentemente, non si verifica nel caso di prodotti dell’agricoltura contadina e familiare, poiché questi sono destinati totalmente alla tavola, ovvero al consumo diretto. 

Solo 5 anni fa, i principali – e, in parecchi casi gli unici – produttori di alimenti per oltre il 70% della popolazione mondiale, erano i contadini, capaci di utilizzare meno del 25% delle risorse necessarie (acqua, suolo, combustibili, ecc.) per portare la totalità degli alimenti sulle tavole. 

Nei mercati contadini, inoltre, è possibile acquistare solamente i cibi che scegliamo e che ci servono davvero: prodotti che non contengono conservanti, da consumare, ovviamente, nel breve periodo con i quali è possibile, ad esempio, preparare conserve (marmellate, verdure sott’olio, ecc.). 

Tutti e tutte possiamo fare di più per ridurre lo spreco alimentare e citando le parole di Slow Food: “Magari la prossima volta che facciamo la spesa compriamo ingredienti e non cibi pronti e invece di sfogliare il volantino, parliamo con il contadino”.